Una salita al rifugio Olmo non è soltanto una passeggiata verso un punto panoramico: è un itinerario tra boschi, pascoli, baite e le pareti della Presolana. In questa guida raccolgo le informazioni utili per arrivare al Rifugio Rino Olmo, scegliere il sentiero più adatto, valutare tempi e difficoltà, organizzare il pernottamento e vivere con rispetto questo angolo delle Orobie.
Il punto essenziale per organizzare la salita
- Posizione: il rifugio si trova al Passo Olone, nel comune di Castione della Presolana, a 1.819 metri.
- Itinerario classico: da Rusio si sale sui sentieri CAI 317 e 327, con circa 900 metri di dislivello.
- Tempo indicativo: servono circa 2 ore e 30 minuti da Rusio, senza contare le soste.
- Servizi: sono disponibili ristorazione, doccia, acqua calda e posti letto, ma la disponibilità va verificata e prenotata.
- Periodo migliore: estate e inizio autunno offrono le condizioni più semplici; in primavera possono restare neve ghiacciata e tratti scivolosi.

Dove si trova e che tipo di rifugio è
Il Rifugio Rino Olmo si trova in Lombardia, nelle Prealpi Bergamasche, poco sotto il Passo Olone e sul versante della Presolana. La quota di 1.819 metri regala una vista ampia sulla parete sud del massiccio, ma richiede già un minimo di preparazione: non è una struttura raggiungibile in auto.
Il rifugio nasce dalla trasformazione della vecchia Baita di Olone ed è dedicato a Rino Olmo, figura legata alla sezione CAI di Clusone. L’ambiente è quello autentico della montagna bergamasca, con una struttura semplice, una sala per mangiare e servizi essenziali. Io lo considero soprattutto una meta escursionistica e un punto d’appoggio, non un albergo in quota.
La gestione propone una cucina casalinga e dolci fatti in casa, un dettaglio che cambia molto l’esperienza dopo una salita con quasi 900 metri di dislivello. La scheda di prenotazione CAI indica inoltre ristorante, doccia, acqua calda e Wi-Fi, ma in alta stagione è prudente non contare sulla disponibilità dell’ultimo minuto.
| Servizio | Informazione utile |
|---|---|
| Pernottamento in camerata | Da circa 34,50 euro per i non soci CAI, secondo la tariffa pubblicata |
| Camera fino a quattro posti | Circa 39 euro per i non soci CAI |
| Posto di emergenza | Circa 11,50 euro per i non soci CAI |
| Ristorazione | Cucina semplice di rifugio, con piatti casalinghi e dolci preparati in struttura |
Le tariffe possono cambiare e alcune voci, come il riscaldamento, possono avere supplementi. Prima di partire controllerei sempre apertura, prezzi e disponibilità dei posti letto.
Come arrivare da Rusio senza sbagliare percorso
L’accesso più conosciuto parte da Rusio, frazione di Castione della Presolana, da un’area di parcheggio situata a circa 921 metri. Il percorso è classificato come escursionistico, ma la salita è continua e il dislivello si fa sentire soprattutto nella parte centrale.
- Da Rusio si seguono le indicazioni per il sentiero CAI 317, inizialmente lungo una mulattiera.
- Si passa dalla zona di Priona e si raggiunge il Colle di Passeraia.
- La salita continua verso Baita Pozzetto e Baita Campo, lungo ambienti legati alla tradizione pastorale locale.
- Presso la pozza di abbeveraggio si lascia la Via del Latte e si prende il sentiero 327 verso il Passo Olone.
- Dal valico si segue l’indicazione per il rifugio, raggiungendolo con un breve tratto in discesa.
Il tempo medio è di circa 2 ore e 30 minuti, con un dislivello vicino ai 900 metri. Chi cammina lentamente, viaggia con bambini allenati o vuole fermarsi alle baite dovrebbe calcolare almeno 3 ore. La discesa iniziale dal passo può essere ripida e, sui versanti poco esposti al sole, può conservare neve dura fino a tarda primavera.
Un’alternativa parte dalla Valzurio, passando dalle Baite del Möschel. Qui il dislivello scende a circa 550 metri e il tempo di salita può ridursi a un’ora e mezza, ma bisogna verificare con attenzione dove lasciare l’auto e le condizioni della strada di accesso. Per una prima visita, personalmente preferisco Rusio: il percorso è più lungo, ma racconta meglio il paesaggio rurale della Presolana.
Quale escursione scegliere in base alla propria esperienza
La meta può essere affrontata con itinerari molto diversi. La scelta giusta dipende dal tempo a disposizione e soprattutto da quanto si è abituati a camminare su terreno sassoso e in pendenza.
| Itinerario | Impegno | Per chi è adatto |
|---|---|---|
| Rusio - Rifugio Olmo | Circa 2,5 ore, 900 metri di dislivello | Escursionisti con allenamento normale |
| Valzurio - Baite del Möschel - rifugio | Circa 1,5 ore, 550 metri di dislivello | Chi vuole una salita più breve |
| Anello della Valle dei Mulini | Più lungo, con tratti ripidi e fondo variabile | Chi desidera un’escursione completa |
| Periplo della Presolana | Circa 7 ore, 1.430 metri di dislivello | Escursionisti esperti con attrezzatura adeguata |
Il tratto verso il Passo degli Agnelli offre un ottimo prolungamento per chi vuole vedere da vicino il massiccio della Presolana. Il terreno può diventare ghiaioso e insidioso, quindi non lo proporrei come semplice passeggiata familiare, soprattutto con pioggia o neve residua.
Dal rifugio è possibile anche puntare verso la Grotta dei Pagani e la vetta della Presolana. In questo caso il livello sale nettamente: sono presenti canaloni, passaggi attrezzati e brevi tratti di facile arrampicata. Servono esperienza alpina, condizioni stabili e capacità di rinunciare se il terreno non è sicuro.
Quando andare e cosa mettere nello zaino
Il rifugio risulta normalmente aperto nei fine settimana durante l’anno, condizioni meteorologiche permettendo, mentre l’estate offre la maggiore regolarità dei servizi. Non considererei però l’apertura come automatica: neve, temporali, lavori o cambi di gestione possono modificare il calendario.
Prima della partenza verificherei la situazione direttamente con la struttura e prenoterei se desidero mangiare o dormire in quota. È una precauzione semplice, soprattutto nei fine settimana estivi e nei periodi di bel tempo.
- Scarponi con suola scolpita, indispensabili sui tratti umidi e sassosi.
- Abbigliamento a strati e guscio impermeabile, perché il vento può aumentare rapidamente al passo.
- Bastoncini da trekking, utili soprattutto nel rientro lungo la discesa.
- Acqua e cibo di riserva, senza affidarsi completamente ai punti di ristoro.
- Cartina o traccia offline, perché la copertura telefonica può essere discontinua.
- Ramponcini leggeri in primavera, se il bollettino segnala neve ghiacciata sui versanti ombreggiati.
L’errore più comune è partire con scarpe da ginnastica e sottovalutare la discesa dal Passo Olone. La salita può sembrare regolare, ma il fondo sconnesso e la stanchezza rendono il ritorno più delicato di quanto si immagini.
Una sosta che racconta la montagna bergamasca
Il valore di questa escursione non sta solo nel panorama finale. Tra Rusio, Baita Pozzetto, Baita Campo e la Via del Latte si incontra un paesaggio modellato dalla pastorizia, con prati d’altitudine, abbeveratoi e vecchie strutture rurali. È proprio questo legame tra natura e attività agricola a rendere il percorso interessante anche per chi ama l’agriturismo e le tradizioni locali.
Al rifugio apprezzo la dimensione concreta della sosta: un piatto caldo, una fetta di dolce e qualche minuto davanti alla Presolana hanno più valore dopo una camminata reale. Non bisogna aspettarsi un menu elaborato, ma una proposta semplice e coerente con la vita in quota. Anche la sobrietà dei servizi fa parte dell’esperienza.
Porterei via con me soltanto fotografie e ricordi. Rifiuti, rumori e scorciatoie fuori sentiero danneggiano un ambiente fragile, mentre cani e bambini vanno gestiti con attenzione vicino alle zone di pascolo. La montagna qui è accessibile, ma non è addomesticata.
La scelta più equilibrata per vivere il Rifugio Olmo
Per una prima esperienza sceglierei la salita da Rusio in una giornata asciutta e stabile, partendo presto e lasciando tempo per una sosta al rifugio. Chi ha meno allenamento può valutare l’accesso dalla Valzurio, mentre i percorsi verso la Presolana e il suo periplo vanno riservati a escursionisti preparati.
Il consiglio più utile resta quello meno spettacolare: controllare apertura, meteo e condizioni del sentiero il giorno prima. Con questa verifica e un equipaggiamento adeguato, la meta offre il giusto equilibrio tra natura, paesaggio alpino e memoria rurale delle Orobie.